Shutdown

E’ passato un mese dal mio ultimo post.

Infatti questo mese mi sono fatta un regalo: quello di preferire la primavera della Costa Azzurra a queste pagine (prima di biasimarmi, guardate con attenzione la foto qui sopra, mi raccomando)

E non solo.

Quello di condividere meno ed assaporare di più.

Mi sono concessa il lusso del rimandare. Perché il sole, il mare ed un picnic invece non aspettano.

Quello di raccogliere ricordi senza l’obbligo di trasformarli in immagini e parole. Stamparli solo nel cuore e nella mente.

Allontanarmi per cambiare punto di vista, guardarmi intorno, magari con un’altra prospettiva che non fosse quella di un obiettivo.

Disintossicarmi, forse.

C’è chi si mette a dieta questo periodo. Anche io ne ho fatta una, ma di tipo diverso: dieta digitale.

Non l’avevo mai fatto, non ne sentivo il bisogno. Per caso, però è successo.

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Pulizie primaverili

Sarà perché ci sono nata, ma la primavera per me è più di una stagione.

Quando arriva la sento scorrere sulla pelle, fino alla punta dei piedi, dei capelli, delle ciglia. Una scossa elettrica che mi sveglia, mi agita, mi stravolge. Perfino gli altri notano questo mio cambiamento, lo stesso concubin se ne è accorto. Sboccio in qualche modo anche io insieme ai tulipani.

E’ il profumo dei fiori che mi riempie le narici e il cuore, i cieli blu da cui mi lascio accecare pur di rimanere a guardali, la luce…Ah la luce.

I colori. Quelli che cancellano il grigio degli ultimi mesi e lo spazzano via con cascate di petali rosa, lilla, bianchi, gialli. Ma delicatamente, senza l’esplosione e l’irruenza delle sfumature estive.

Il sole che si prende il suo tempo nelle giornate e che accarezza le prime gambe e braccia scoperte, senza violenza. Un bacio dato con la timidezza di chi si era perso di vista, ma in fondo si conosce bene.

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Travel outfit: come vestirsi per viaggiare?

Qualche giorno fa leggevo i commenti sotto questa foto e mi sono resa conto di quanta saggezza mi abbiano regalato questi anni da pendolare emigrante ( e anche un po’ di viaggiatrice, dai…).

Ormai quando viaggio o sono in aeroporto, pur non essendo a certi  livelli, localizzo immediatamente la signora carica di gioielli (manco la Madonna del Divino Amore) o l’uomo con la cintura che susciteranno le ire del metal detector, osservo con apprensione turisti con le infradito in pieno inverno che stanno per rompersi un dito perché distrattamente ci fanno cadere sopra il trolley, il viaggiatore esibizionista con Louis Vuitton e Rolex in bella mostra potenziale bersaglio di furti, la ragazza con tacchi improponibili che si accartoccierà sulla scaletta del treno o dell’aereo, qualcuno la cui cervicale e/o gola rimpiangerà amaramente la mancanza di  una protezione adeguata, una pensionata che non riuscirà ad infilare la sua borsa nella valigia quando l’hostess glielo chiederà lanciandogli un’occhiata scettica.

Per quanto mi riguarda, come molti altri viaggiatori, i miei principali obiettivi in queste occasioni sono la comodità e la praticità, a partire da quello che indosso.

Attenzione, questo non vuol dire che la tuta sia dalla sottoscritta (così come da molti altri) socialmente accettata. Quando sento persone che parlano di tute carine o “eleganti”, mi viene un attacco di orticaria che acuisce i miei istinti omicidi. Chiariamo una volta per tutte:  per me le tute esistono solo quando sei in casa impegnata nelle pulizie di primavera o a sudare in palestra. STOP.

Karl Lagerferd non a caso diceva “Sweatpants are a sign of defeat. You lost control of your life so you bought some sweatpants.”

Fatte le dovute premesse, ecco un piccolo elenco delle cose che cerco di evitare (a parte la già citata tuta) e dei motivi pratici per cui preferisco starne alla larga:

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Le petit accent

Gli italiani, da sempre, si cimentano in diverse lingue. Lo ammetto, spesso con risultati discutibili, ma almeno ci provano.

Ovviamente nella categoria “discutibili” rientro anch’io. Il mio francese è molto lontano dall’essere perfetto, specialmente nella pronuncia che è MOLTO insidiosa. Il mio cervello in pratica ripete le parole alla perfezione ma, quando escono fuori, la mia bocca non risponde affatto nel modo in cui la si comanda.

Ne sono assolutamente consapevole e per questo mi esercito appena posso nella pronuncia (anche se sembro una pazza che parla e balbetta da sola). Ma nel caso non lo fossi, potete stare certi che non manca mai chi me lo ricorda.

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[*Places*] Ristorante Alto Tapas: un mix francese-italiano

Alto1

Se siete in vacanza a Nizza o vi siete appena trasferiti probabilmente immergervi completamente nella cucina francese (ovviamente escludendo discutibili soluzioni “turistiche”) potrebbe rivelarsi traumatico.

Il ristorante “Alto” lo ricordo con affetto come uno dei primi posti in assoluto dove siamo stati quando siamo arrivati qui a Nizza. In effetti è una scelta vincente per tutti quelli che vogliono godere dell’atmosfera del tipico bistrot francese (piccoli prezzi, piccolo menu), pur conservando una cucina di base italiana, contaminata da qualche incursione francese. Ha infatti il pregio di essere un riuscito mix tra le due culture, culinarie e non, visto che anche il servizio è equamente diviso: un italiano in cucina ed un francese in sala.

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Coffee table books

Quando vi trovate in attesa, sul divano o una sedia, spesso c’è solo una cosa da fare: leggere.

Quasi sempre dopo un paio di minuti in cui il nostro sguardo vaga sulle pareti, esploriamo il classico tavolino di fronte a noi alla ricerca di un libro o una rivista da sfogliare. Quanto meno come alternativa allo sditazzamento compulsivo da smartphone che praticamente si scarica già solo sfilandolo fuori dalla tasca. Così, a scopo dissuasorio.

Io no. Io non sono normale. Io creo scene di questo tipo. Lo so.

Eh lo so.

Però a volte, quando sono particolarmente incuriosita, supero le mie resistenze ed esploro questa piccola selezione editoriale riuscendo a cogliere alcuni dettagli relativi a chi incontrerò.

Lo stesso succede quando ci si trova nella casa di qualcuno. Spesso si coglie molto di chi abita una casa osservando la libreria, la scrivania, la raccolta di CD e DVD…Qualcuno si spinge addirittura nell’armadietto del bagno!

Insomma, dall’osservazione di piccoli dettagli si possono fare parecchie deduzioni, magari non sempre corrette, ma sicuramente interessanti. Proprio per questo, amiamo esprimere la nostra personalità anche attraverso gli oggetti presenti nella nostra casa.

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