Travel outfit: come vestirsi per viaggiare?

Qualche giorno fa leggevo i commenti sotto questa foto e mi sono resa conto di quanta saggezza mi abbiano regalato questi anni da pendolare emigrante ( e anche un po’ di viaggiatrice, dai…).

Ormai quando viaggio o sono in aeroporto, pur non essendo a certi  livelli, localizzo immediatamente la signora carica di gioielli (manco la Madonna del Divino Amore) o l’uomo con la cintura che susciteranno le ire del metal detector, osservo con apprensione turisti con le infradito in pieno inverno che stanno per rompersi un dito perché distrattamente ci fanno cadere sopra il trolley, il viaggiatore esibizionista con Louis Vuitton e Rolex in bella mostra potenziale bersaglio di furti, la ragazza con tacchi improponibili che si accartoccierà sulla scaletta del treno o dell’aereo, qualcuno la cui cervicale e/o gola rimpiangerà amaramente la mancanza di  una protezione adeguata, una pensionata che non riuscirà ad infilare la sua borsa nella valigia quando l’hostess glielo chiederà lanciandogli un’occhiata scettica.

Per quanto mi riguarda, come molti altri viaggiatori, i miei principali obiettivi in queste occasioni sono la comodità e la praticità, a partire da quello che indosso.

Attenzione, questo non vuol dire che la tuta sia dalla sottoscritta (così come da molti altri) socialmente accettata. Quando sento persone che parlano di tute carine o “eleganti”, mi viene un attacco di orticaria che acuisce i miei istinti omicidi. Chiariamo una volta per tutte:  per me le tute esistono solo quando sei in casa impegnata nelle pulizie di primavera o a sudare in palestra. STOP.

Karl Lagerferd non a caso diceva “Sweatpants are a sign of defeat. You lost control of your life so you bought some sweatpants.”

Fatte le dovute premesse, ecco un piccolo elenco delle cose che cerco di evitare (a parte la già citata tuta) e dei motivi pratici per cui preferisco starne alla larga:

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Le petit accent

Gli italiani, da sempre, si cimentano in diverse lingue. Lo ammetto, spesso con risultati discutibili, ma almeno ci provano.

Ovviamente nella categoria “discutibili” rientro anch’io. Il mio francese è molto lontano dall’essere perfetto, specialmente nella pronuncia che è MOLTO insidiosa. Il mio cervello in pratica ripete le parole alla perfezione ma, quando escono fuori, la mia bocca non risponde affatto nel modo in cui la si comanda.

Ne sono assolutamente consapevole e per questo mi esercito appena posso nella pronuncia (anche se sembro una pazza che parla e balbetta da sola). Ma nel caso non lo fossi, potete stare certi che non manca mai chi me lo ricorda.

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[*Places*] Ristorante Alto Tapas: un mix francese-italiano

Alto1

Se siete in vacanza a Nizza o vi siete appena trasferiti probabilmente immergervi completamente nella cucina francese (ovviamente escludendo discutibili soluzioni “turistiche”) potrebbe rivelarsi traumatico.

Il ristorante “Alto” lo ricordo con affetto come uno dei primi posti in assoluto dove siamo stati quando siamo arrivati qui a Nizza. In effetti è una scelta vincente per tutti quelli che vogliono godere dell’atmosfera del tipico bistrot francese (piccoli prezzi, piccolo menu), pur conservando una cucina di base italiana, contaminata da qualche incursione francese. Ha infatti il pregio di essere un riuscito mix tra le due culture, culinarie e non, visto che anche il servizio è equamente diviso: un italiano in cucina ed un francese in sala.

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Coffee table books

Quando vi trovate in attesa, sul divano o una sedia, spesso c’è solo una cosa da fare: leggere.

Quasi sempre dopo un paio di minuti in cui il nostro sguardo vaga sulle pareti, esploriamo il classico tavolino di fronte a noi alla ricerca di un libro o una rivista da sfogliare. Quanto meno come alternativa allo sditazzamento compulsivo da smartphone che praticamente si scarica già solo sfilandolo fuori dalla tasca. Così, a scopo dissuasorio.

Io no. Io non sono normale. Io creo scene di questo tipo. Lo so.

Eh lo so.

Però a volte, quando sono particolarmente incuriosita, supero le mie resistenze ed esploro questa piccola selezione editoriale riuscendo a cogliere alcuni dettagli relativi a chi incontrerò.

Lo stesso succede quando ci si trova nella casa di qualcuno. Spesso si coglie molto di chi abita una casa osservando la libreria, la scrivania, la raccolta di CD e DVD…Qualcuno si spinge addirittura nell’armadietto del bagno!

Insomma, dall’osservazione di piccoli dettagli si possono fare parecchie deduzioni, magari non sempre corrette, ma sicuramente interessanti. Proprio per questo, amiamo esprimere la nostra personalità anche attraverso gli oggetti presenti nella nostra casa.

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L’alimentazione “francese” di un’italiana all’estero

Mentre stai ammucchiando scatoloni e chiudendo le valigie pensi moltissimo.

Cerchi d’immaginare con un misto di terrore ed eccitazione la tua vita fuori dall’Italia e sei consapevole che cambieranno parecchie cose: la casa, la lingua, le abitudini, il lavoro…Tutto insieme.

Quello che però non ti aspetti è una sorta di rivoluzione anche nella tua alimentazione (t’illudi che il pacco con le provviste alimentari, le melanzane sott’olio di tua madre e una forma di parmigiano durerà in eterno).In realtà credi che portarti una buona macchina del caffè per fare un espresso decente ti salverà.

Spesso si sottovaluta il fatto che anche l’alimentazione e la cucina sono una parte importante della nostra cultura, così come è per il Paese dove andremo a vivere. E come molti altri aspetti culturali bisogna adattarsi per farle convivere, possibilmente senza annullare l’una a discapito dell’altra.

Un equilibrio difficile da raggiungere, credetemi.

Spesso infatti molte persone che si trasferiscono fuori dal proprio Paese inconsapevolmente prendono o perdono diversi chili, almeno nel primo periodo, proprio perché faticano a ritrovare un nuovo equilibrio alimentare. Al supermercato si possono perdere 3 ore davanti ad uno scaffale solo per prendere un pacco di biscotti (quali saranno i tuo preferiti?). Tutte le tue certezze alimentari crollano (che differenza c’è tra il sale e il fleur de sel?) e tutte le tue abitudini si polverizzano.

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Alcuni trucchi per risparmiare in viaggio

Chi mi segue su instagram sa già che sono appena tornata da Monaco di Baviera. Un bel regalo di San Valentino, no? =)

Ovviamente, regalo a parte, i miei ultimi viaggi sono tutti all’insegna del risparmio. In realtà è sempre stato così, perché sono sempre stata fermamente convinta che la qualità si paga…Il giusto. Non un centesimo di più.

Ho pensato quindi potesse essere utile condividere con voi qualche trucco che ho utilizzato per il mio ultimo viaggio. Magari molti li conoscete già, oppure altri mancano in questa lista e potete aggiungerli voi nei commenti.

Io parto sempre da una regola di base: Pianificare. Pianificare. Pianificare.

Non perché sia una maniaca della pianificazione (mi piace perdermi nei luoghi che visito, improvvisare, stravolgere i piani…), ma perché muoversi in anticipo non solo ci permette di ottimizzare tempo e denaro, ma anche di prenotare in quel ristorante sempre pieno dove vogliamo tanto andare, riservare un biglietto ed evitare 2 ore di fila al museo, cogliere le offerte migliori, scegliere gli spostamenti più pratici ed economici per arrivare in hotel, ecc…

Non serve acquistare tutte le guide che trovate in libreria, basta anche solo documentarsi online. Quasi sicuramente, qualsiasi sia la vostra meta, qualcuno c’è già stato prima di voi. Inoltre se provate a contattare l’ufficio del turismo locale spesso è possibile scaricare in PDF depliants e materiale informativo o farselo inviare via posta.
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