
Tanti anni fa, quando conobbi il concubin, andammo a vivere insieme.
Arrivò il nostro primo Natale, nella nostra prima casa, con il nostro primo albero…E con la mia improvvisa scoperta dei biscotti di Natale.
Vi rassicuro sul fatto che io sono abituata a cucinare (e mangiare) ogni quantità e qualità di dolce e pietanza.A Natale poi, levate proprio.
Ovviamente cucinavo dei biscotti e dei dolci natalizi in occasione delle festività, ma non avevo mai pensato di regalarli. Almeno fino a che non conobbi le zie del concubin.
All’inizio, non ci feci molto caso.
Comparivano improvvisamente buste e pacchi di prodotti da forno “homemade” nella nostra cucina. In risposta all’enorme punto interrogativo che mi si dipingeva in volto, il concubin non sembrava allarmato dalla mole di dolci che cresceva a dismisura, e rispondeva ogni volta con un vago “Li manda zia Peppa/Ornata/Fedora/Argentina/Deanice, ecc…”
Arrivata a Natale, avevo diversi chili in più e la certezza che il bacino di parentela del concubin fosse pressochè infinito.
Negli anni a venire, imparai che in realtà si trattava di un vero e proprio contest familiare: una guerra matriarcale di biscotti delle feste.
Ogni famiglia ha la sua specialità e il suo marchio.
La mamma del concubin ad esempio per fare i suoi famosi tozzetti (rigorosamente in diverse versioni per accontentare tutti) schiavizza il marito a sgusciare tonnellate di nocciole già da Settembre. Nel mese di Dicembre, ogni volta che li andiamo a trovare, lei è in cucina e sta sfornando qualcosa e lui che rompe nocciole.
Per darvi un’idea, ha una stanza di smistamento dover conserva tutti i pacchi da donare ai parenti, con un’etichetta per ogni nucleo familiare. Suo figlio, le ha anche candidamente suggerito di chiedere al vicino fornaio di affitarle il suo forno, perché più grande.
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