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Labirinti e trappole

Se dite ad un italiano la parola “burocrazia”, nella sua mente si apriranno scenari apocalittici di file interminabili, ansie indescrivibili, rifiuti, incazzature notevoli e attese senza fine. Non sono certo io la prima a dire che la burocrazia, in Italia, sia qualcosa di complicato e stressante da affrontare per un normale cittadino.

Difficilmente pensavo che potesse esserci qualcosa di peggio, ma mi sono dovuta ricredere.

No, non sto parlando della burocrazia francese.

Anche se certo si presenta anche questa come complicata e difficile. Per molti versi è simile a quella italiana e ha regole molto complesse, articolate ed altrettanto esigenti (mettere insieme un dossier completo e che venga accettato a volte è un’odissea). A questo aggiungeteci le persone che lavorano negli uffici che non sono sempre così disponibili e che le istruzioni per decifrare il tutto sono (ovviamente) in francese, il che per uno straniero è un’ulteriore difficoltà.

Le differenze principali tra la burocrazia italiana e quella francese sono essenzialmente 3:

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La valigia di un expat: cosa porto dall’Italia?

Si sa che gli italiani storicamente sono da sempre stati un popolo di  migranti, alla ricerca di opportunità che non riuscivano a trovare all’interno dei propri limiti geografici. In questi ultimi anni, dopo molti decenni, la situazione si ripete.

Certo ora quelli che espatriano sono spesso altamente qualificati, vengono chiamati “expat”, conoscono le lingue e sono abituati a uscire spesso dai propri confini nazionali.

Ma c’è una cosa che noi italiani abbiamo ereditato dai nostri antenati migranti: la valigia. Sì, perché se c’è una cosa che ci è stata tramandata dalle generazioni precedenti, è il bagaglio all’aroma di cacio e soppressata.

Che siate in Erasmus per qualche mese o vi siate trasferiti definitivamente all’estero sapete di cosa parlo. La valigia di ritorno dall’Italia, così come “Il Pacco”, sono le necessità e le gioie irrinunciabili di un italiano che vive in in Paese straniero (probabilmente, in scala minore, ne sapete qualcosa anche se siete stati degli studenti o dei lavoratori fuori sede).

E, diciamolo, anche motivo d’imbarazzo alla dogana. Spiegare alla guardia doganale un contenitore di friarelli ripassati che vi ha infilato in valigia vostra madre potrebbe essere un problema.

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La ricerca della felicità

Avete passato una felice e cioccolatosa Pasqua? Lo spero per voi!

Per noi è stata una Pasqua “anomala” perché piuttosto solitaria e priva di uova di cioccolato, ma non per questo meno piacevole (o calorica). Non siamo rientrati a Roma, ma abbiamo deciso di passarla comunque in Italia, non troppo lontano dalla Francia, alla scoperta dell’entroterra ligure che ancora non avevamo esplorato.

Abbiamo scelto Dolceacqua, un paesino “dipinto” in mezzo alle montagne, abbracciato da un fiume che gli regala una cornice di luce. Dopo il consueto pranzo pasquale a base di vagonate di calorie e specialità liguri, abbiamo passeggiato tra le vie di questo piccolo borgo, pregustando un assaggio di questa primavera tanto attesa, ma ancora così timida nel manifestarsi.

Una passeggiata lungo il fiume, tra le bancarelle e il vociare di un piccolo mercato, dove acquistare profumati ciuffi di basilico pronti ad essere piantati. Un pomeriggio passato ad affacciarsi dal ponte per contare i riflessi dell’acqua, arrampicarsi in cima attraverso vicoli e passaggi di roccia, sedersi su una panchina a favore di sole solo per far finta che sia primavera, anche se ancora con il piumino e gli stivali da pioggia addosso.

Per quanto piccolo, questo luogo ci ha regalato serenità, quiete e paesaggi davvero incantevoli (non a caso Monet lo ha definito bijou de légèreté), quello che ci serviva per mettere in pausa un 2013 poco generoso.

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French do it better

Dall’Italia oltre alle solite provviste, ho riportato anche una devastante influenza che mi ha steso (letteralmente) per più di una settimana tra febbre e bronchite in cui sono stata in modalità zombie. Oggi finalmente riprendo possesso (almeno in parte) delle mie facoltà deambulatorie, della mia temperatura corporea originaria e del mio aspetto umano (anche se il corriere UPS che mi ha visto oggi non sembrava così convinto).

Durante la mia convalescenza riflettevo sulle cose che ho imparato durante la mia permanenza in Francia.  Ho scoperto in questi mesi alcune cose che non mi sarei aspettata e ho avuto modo di confrontare con la mia cultura di origine (e quelle con cui ero già venuta in contatto in passato) con quella francese. Ho raggiunto delle consapevolezze interessanti, da cui quotidianamente traggo insegnamento. E’ stato infatti inevitabile scoprire che in alcune cose i francesi sono bravi.

Molto bravi. Forse i migliori.

Ecco quindi 5 cose che potremmo imparare dai francesi:

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Di ascensori e musica

Theatre de Verdure

Anche se decretare questo 2013 come “Annus Horribilis”,  a Febbraio è abbastanza prematuro, bisogna riconoscere che  qualcuno si sta impegnando parecchio per ottenere il titolo.

Dite di no? Proviamo così.

Io non amo gli ascensori. Nel senso che non mi trovo a mio agio in una cosa che si muove sospesa con me dentro (sì, parliamo anche di aerei, funivie, ecc…). Succede quindi che io non li prenda praticamente mai se c’è la possibilità di fare le scale.

Anche se devo fare 6 piani. Anche se ho la spesa in mano. Anche se ho un tacco 10.

Insomma, se posso li evito: ne guadagno in salute, linea e umore. Certo, ci sono le volte in cui è proprio necessario e mi rassegno: tipo ad esempio, quando devo accompagnare a casa mia nonna, che ha superato i 90 da un po’. O me la carico sulle spalle per 3 piani o l’ascensore è un male necessario.

Insomma, le occasioni di prenderlo sono rarissime, quindi diminuiscono proporzionalmente quelle di rimanerci bloccata dentro. Però capita.

Quello che però di solito non capita, è rimanerci bloccata, sentire un rumore sinistro di ferraglia e vedere che sta cadendo…Ecco, quello non te lo aspetti. E come spesso succede con le sorprese di questo tipo, più che di esperienze, si tratta d’infarti al miocardio.

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Coolissimo: 10 idee regalo per San Valentino

Cuore San Valentino

Tra un paio di giorni è San Valentino.

Non sono una particolare fan di questa ricorrenza, così come non amo particolarmente le cascate di cuoricini e rose rosse. Mi mette persino un po’ d’ansia, come se il 14 febbraio potessimo amarci di più.

Machestateadì?!?

Che poi spesso e volentieri si litiga proprio per colpa di angioletti e cuoricini: “No, la cioccolata no che sono a dieta!”, “ma nooooo, lo sai che sono allergico al polline”, “amore, mi sa che l’arrosto non dovrebbe essere di questo colore…”, “ah, mi mancavano proprio i copricapezzoli di peluche!”, “ma dai, hai solo 39 di febbre, secondo me al ristorante possiamo andare lo stesso…”, “l’infermiera mi guarda strano, ti avevo detto le manette non erano una buona idea….”

Non è detto però che non si possa rendere il San Valentino più originale e affine ai propri gusti. Se come me non amate dogmi che non vi appartengono ecco 10 idee regalo a cui forse non avevate pensato:

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