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Nizza-Roma e ritorno (con deviazione fiorentina)

Io capisco subito che aria tira. Appena mi alzo dal letto.

Annuso l’aria, muovo un braccio addormentato, mi guardo intorno e so già che giornata sarà. Sono doni o condanne, a seconda di come la vedete.

Le giornate difficili io le sento arrivare violente, come un colpo ben piazzato dietro la nuca. E allo stesso modo, vederle arrivare non mi prepara, nè ne diminuisce la portata distruttiva. Semmai la peggiora, perché presagire quello che sta per succedere alimenta l’ansia a dismisura.  Così come le giornate allegre, nelle quali fioriscono coincidenze felici, le inalo a narici piene, come il profumo dei fiori a Maggio.  Le divoro avida, come se avessi davanti un piatto a cui non so resistere.

Certo poi ci sono le giornate inaspettate che sono degli autentici miracoli o disastri. Ma su quelle c’è poco da fare.

Il giorno della nostra partenza per Roma, sapevo già la giornata che mi aspettava. Anche perché, giusto la sera prima (il tempismo è tutto), la nostra auto ha iniziato a fare un rumore sinistro proprio all’altezza della ruota destra. Alla vigilia di un viaggio di 1400km tra andata e ritorno.  Giusto una settimana dopo aver fatto cambiare le gomme, sai, per stare tranquilli.

Ovvio.

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Heidi mode on: vacanza in Alto Adige

Lago di Braies

Siamo tornati da poco in Francia da una piccola pausa montana, necessaria per recuperare alcuni giorni difficili che mi hanno improvvisamente portato a Roma e per passare un breve periodo di meritata vacanza. La nostra destinazione, come forse molti avranno già intuito dalle foto che ho pubblicato su instagram, è stata l’Alto Adige, in particolare la zona della Val Pusteria.

Erano molti anni che volevo visitare questa parte dell’Italia, in realtà da molto prima che ci trasferissimo all’estero. Questi paesaggi hanno sempre avuto per me un fascino particolare e varie volte ho pianificato una visita, specialmente in occasione del periodo invernale che qui è molto animato grazie ai celebri mercatini natalizi. Ma per un motivo o per l’altro non  ho mai realizzato il mio desiderio.

Finalmente sono riuscita, dopo diverso tempo, a concedermi un’immersione quasi totale in questo ambiente dominato dalla natura e non sono rimasta affatto delusa.

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Labirinti e trappole

Se dite ad un italiano la parola “burocrazia”, nella sua mente si apriranno scenari apocalittici di file interminabili, ansie indescrivibili, rifiuti, incazzature notevoli e attese senza fine. Non sono certo io la prima a dire che la burocrazia, in Italia, sia qualcosa di complicato e stressante da affrontare per un normale cittadino.

Difficilmente pensavo che potesse esserci qualcosa di peggio, ma mi sono dovuta ricredere.

No, non sto parlando della burocrazia francese.

Anche se certo si presenta anche questa come complicata e difficile. Per molti versi è simile a quella italiana e ha regole molto complesse, articolate ed altrettanto esigenti (mettere insieme un dossier completo e che venga accettato a volte è un’odissea). A questo aggiungeteci le persone che lavorano negli uffici che non sono sempre così disponibili e che le istruzioni per decifrare il tutto sono (ovviamente) in francese, il che per uno straniero è un’ulteriore difficoltà.

Le differenze principali tra la burocrazia italiana e quella francese sono essenzialmente 3:

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La valigia di un expat: cosa porto dall’Italia?

Si sa che gli italiani storicamente sono da sempre stati un popolo di  migranti, alla ricerca di opportunità che non riuscivano a trovare all’interno dei propri limiti geografici. In questi ultimi anni, dopo molti decenni, la situazione si ripete.

Certo ora quelli che espatriano sono spesso altamente qualificati, vengono chiamati “expat”, conoscono le lingue e sono abituati a uscire spesso dai propri confini nazionali.

Ma c’è una cosa che noi italiani abbiamo ereditato dai nostri antenati migranti: la valigia. Sì, perché se c’è una cosa che ci è stata tramandata dalle generazioni precedenti, è il bagaglio all’aroma di cacio e soppressata.

Che siate in Erasmus per qualche mese o vi siate trasferiti definitivamente all’estero sapete di cosa parlo. La valigia di ritorno dall’Italia, così come “Il Pacco”, sono le necessità e le gioie irrinunciabili di un italiano che vive in in Paese straniero (probabilmente, in scala minore, ne sapete qualcosa anche se siete stati degli studenti o dei lavoratori fuori sede).

E, diciamolo, anche motivo d’imbarazzo alla dogana. Spiegare alla guardia doganale un contenitore di friarelli ripassati che vi ha infilato in valigia vostra madre potrebbe essere un problema.

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La ricerca della felicità

Avete passato una felice e cioccolatosa Pasqua? Lo spero per voi!

Per noi è stata una Pasqua “anomala” perché piuttosto solitaria e priva di uova di cioccolato, ma non per questo meno piacevole (o calorica). Non siamo rientrati a Roma, ma abbiamo deciso di passarla comunque in Italia, non troppo lontano dalla Francia, alla scoperta dell’entroterra ligure che ancora non avevamo esplorato.

Abbiamo scelto Dolceacqua, un paesino “dipinto” in mezzo alle montagne, abbracciato da un fiume che gli regala una cornice di luce. Dopo il consueto pranzo pasquale a base di vagonate di calorie e specialità liguri, abbiamo passeggiato tra le vie di questo piccolo borgo, pregustando un assaggio di questa primavera tanto attesa, ma ancora così timida nel manifestarsi.

Una passeggiata lungo il fiume, tra le bancarelle e il vociare di un piccolo mercato, dove acquistare profumati ciuffi di basilico pronti ad essere piantati. Un pomeriggio passato ad affacciarsi dal ponte per contare i riflessi dell’acqua, arrampicarsi in cima attraverso vicoli e passaggi di roccia, sedersi su una panchina a favore di sole solo per far finta che sia primavera, anche se ancora con il piumino e gli stivali da pioggia addosso.

Per quanto piccolo, questo luogo ci ha regalato serenità, quiete e paesaggi davvero incantevoli (non a caso Monet lo ha definito bijou de légèreté), quello che ci serviva per mettere in pausa un 2013 poco generoso.

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French do it better

Dall’Italia oltre alle solite provviste, ho riportato anche una devastante influenza che mi ha steso (letteralmente) per più di una settimana tra febbre e bronchite in cui sono stata in modalità zombie. Oggi finalmente riprendo possesso (almeno in parte) delle mie facoltà deambulatorie, della mia temperatura corporea originaria e del mio aspetto umano (anche se il corriere UPS che mi ha visto oggi non sembrava così convinto).

Durante la mia convalescenza riflettevo sulle cose che ho imparato durante la mia permanenza in Francia.  Ho scoperto in questi mesi alcune cose che non mi sarei aspettata e ho avuto modo di confrontare con la mia cultura di origine (e quelle con cui ero già venuta in contatto in passato) con quella francese. Ho raggiunto delle consapevolezze interessanti, da cui quotidianamente traggo insegnamento. E’ stato infatti inevitabile scoprire che in alcune cose i francesi sono bravi.

Molto bravi. Forse i migliori.

Ecco quindi 5 cose che potremmo imparare dai francesi:

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