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Labirinti e trappole

Se dite ad un italiano la parola “burocrazia”, nella sua mente si apriranno scenari apocalittici di file interminabili, ansie indescrivibili, rifiuti, incazzature notevoli e attese senza fine. Non sono certo io la prima a dire che la burocrazia, in Italia, sia qualcosa di complicato e stressante da affrontare per un normale cittadino.

Difficilmente pensavo che potesse esserci qualcosa di peggio, ma mi sono dovuta ricredere.

No, non sto parlando della burocrazia francese.

Anche se certo si presenta anche questa come complicata e difficile. Per molti versi è simile a quella italiana e ha regole molto complesse, articolate ed altrettanto esigenti (mettere insieme un dossier completo e che venga accettato a volte è un’odissea). A questo aggiungeteci le persone che lavorano negli uffici che non sono sempre così disponibili e che le istruzioni per decifrare il tutto sono (ovviamente) in francese, il che per uno straniero è un’ulteriore difficoltà.

Le differenze principali tra la burocrazia italiana e quella francese sono essenzialmente 3:

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Assaggi d’estate

Dopo mesi di pioggia, grigio e temperature quasi autunnali, il sole sembra essersi ricordato di noi. Anche se filtrato da un cielo lattiginoso, ci concede degli assaggi d’estate (la primavera l’abbiamo saltata, nel caso non  fosse chiaro).

Abbiamo festeggiato questo 1° Maggio “alla francese”, partecipando alla colorata e affollata festa che si tiene ogni anno a Cimiez. Immergersi nelle tradizioni del luogo che ci accoglie, comporta vivere anche i costumi locali: essere circondati da mughetti, da gruppi che ballano con i costumi tipici di Nizza, scorgere famiglie francesi tappezzare i prati per un picnic improvvisato, un pisolino sotto gli ulivi o osservare i più piccoli che giocano a pallone.

Abitudini che non sono poi così diverse dai luoghi che abbiamo sempre conosciuto. Certo, qui invece di fave e pecorino si mangiano churros, mele caramellate, barbe à papa, pan bagnat e qualsiasi cosa che con un solo morso apporti sopra le 500kcal. Ormai ho capito che ogni occasione di festa viene in realtà utilizzata come scusa per mangiare tutte quelle cose che normalmente il popolo francese non si concede (la differenza con noi italiani è che, di solito, ce le concediamo anche nel quotidiano).

Qui l’indulgenza calorica si accompagna sempre a quella festiva.

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La valigia di un expat: cosa porto dall’Italia?

Si sa che gli italiani storicamente sono da sempre stati un popolo di  migranti, alla ricerca di opportunità che non riuscivano a trovare all’interno dei propri limiti geografici. In questi ultimi anni, dopo molti decenni, la situazione si ripete.

Certo ora quelli che espatriano sono spesso altamente qualificati, vengono chiamati “expat”, conoscono le lingue e sono abituati a uscire spesso dai propri confini nazionali.

Ma c’è una cosa che noi italiani abbiamo ereditato dai nostri antenati migranti: la valigia. Sì, perché se c’è una cosa che ci è stata tramandata dalle generazioni precedenti, è il bagaglio all’aroma di cacio e soppressata.

Che siate in Erasmus per qualche mese o vi siate trasferiti definitivamente all’estero sapete di cosa parlo. La valigia di ritorno dall’Italia, così come “Il Pacco”, sono le necessità e le gioie irrinunciabili di un italiano che vive in in Paese straniero (probabilmente, in scala minore, ne sapete qualcosa anche se siete stati degli studenti o dei lavoratori fuori sede).

E, diciamolo, anche motivo d’imbarazzo alla dogana. Spiegare alla guardia doganale un contenitore di friarelli ripassati che vi ha infilato in valigia vostra madre potrebbe essere un problema.

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Magic Eight Ball

C’è sempre un periodo della nostra vita in cui si sente la necessità di avere delle risposte.

Non sempre però si ha la forza, la voglia o le capacità di accettarle o trovarle da soli, quindi si cercano ovunque, anche dove probabilmente non è il caso di esplorare.

Come, ad esempio, in una palla da biliardo magica.

Si tratta solo di un gioco, ovviamente. Lo so ora, come lo sapevo molti anni fa, quando l’ho acquistata (da qualche parte devo avere addirittura una di quelle famose tavole ouija. Evidentemente attraversavo una fase filoesoterica…). Alla fine, ho capito che si trattava solo del bisogno di avere qualcuno che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene, che i miei piani e miei desideri alla fine si sarebbero realizzati.

Certo sapevo che sarebbe dipeso solo da me, dalla fortuna e dalle scelte che avrei deciso di fare. Sapevo che non c’era alcun intervento divino su di una sfera di plastica ripiena di torbido liquido blu, ma avevo bisogno di coltivare la speranza.

E’ un sentimento che mi è capitato di provare in diverse occasioni. Non credo infatti sia un caso che abbia ritrovato questo piccolo “oracolo” proprio in questo periodo.

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Elezioni e diritto al voto in Francia e in Italia

photo by Alessio85

Tra poco in Italia si terranno le prossime elezioni politiche.

Personalmente, il diritto di voto l’ho sempre considerato prezioso, in qualsiasi occasione si adoperi. Tendo quindi a non rinunciare quasi mai a questo privilegio.

Per gli italiani che vivono all’estero la questione diventa più articolata, ma non necessariamente più complicata: per gli iscritti all’AIRE (oppure ”gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio e i professori e ricercatori universitari”), semplicemente si voterà qui in Francia. Basterà attendere il plico presso la propria residenza o in caso contrario rivolgersi al consolato. Chi invece non è iscritto all’AIRE  (o non rientra nelle categorie di cui sopra) dovrà recarsi in Italia presso il suo comune di residenza o quello dove può esercitare il suo diritto di voto. Perché “I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”

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Expat Christmas

Expat Christmas

Il Natale da expat, per me, è un po’ come finire dentro una di quelle sfere di vetro con la neve. Mi sento come uno di quei fiocchi che vengono agitati e sistematicamente sballottati ovunque su uno sfondo natalizio. Un vortice brioso ma ineluttabile, che mi trascina sempre negli stessi luoghi.

Siamo arrivati in Italia più di una settimana fa e non ho mai disfatto la valigia. Non ho fatto altro che impacchettare e mangiare. Viaggiare e mangiare. Scartare e mangiare. Ringraziare e mangiare. Giocare e mangiare.

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