Non è certo un segreto che io ami i libri.
Come tutti, per le loro storie e i loro personaggi certo, ma anche per i caratteri con cui sono stampati, per le doti di un illustratore, per la carezza delle pagine sulle dita, per le dediche degli amici che rimangono scarabocchiate di corsa appena prima dell’inizio, per il loro odore unico e la loro irrinunciabile compagnia.
Li amo come oggetti, forse anche per questo non sopporto chi massacra le pagine per tenere il segno o li imbratta con gli evidenziatori, ma adoro invece ritrovare per caso una lettera, un volantino, un vecchio biglietto del bus o una margherita rubata in un prato usati come un segnalibro improvvisato.
Forse per questo ancora non mi sono convertita ad un ebook reader, nonostante ne apprezzi il valore ecologista e l’innegabile praticità (ho barcollato in occasione dei diversi traslochi, quando le scatole che contenevano libri erano in netta maggioranza. Ma non ho ceduto! ).
Durante la mia carriera di lettrice ho consumato milioni di pagine. Ed anche parecchi portafogli: prima quello dei genitori (la mia passione risale all’infanzia) e poi il mio. In questo mi sono state di grande aiuto le biblioteche. Una semplice tesserina, spesso gratuita, che permette di accedere al magico mondo che ogni lettore sogna.


























