Si sa che gli italiani storicamente sono da sempre stati un popolo di migranti, alla ricerca di opportunità che non riuscivano a trovare all’interno dei propri limiti geografici. In questi ultimi anni, dopo molti decenni, la situazione si ripete.
Certo ora quelli che espatriano sono spesso altamente qualificati, vengono chiamati “expat”, conoscono le lingue e sono abituati a uscire spesso dai propri confini nazionali.
Ma c’è una cosa che noi italiani abbiamo ereditato dai nostri antenati migranti: la valigia. Sì, perché se c’è una cosa che ci è stata tramandata dalle generazioni precedenti, è il bagaglio all’aroma di cacio e soppressata.
Che siate in Erasmus per qualche mese o vi siate trasferiti definitivamente all’estero sapete di cosa parlo. La valigia di ritorno dall’Italia, così come “Il Pacco”, sono le necessità e le gioie irrinunciabili di un italiano che vive in in Paese straniero (probabilmente, in scala minore, ne sapete qualcosa anche se siete stati degli studenti o dei lavoratori fuori sede).
E, diciamolo, anche motivo d’imbarazzo alla dogana. Spiegare alla guardia doganale un contenitore di friarelli ripassati che vi ha infilato in valigia vostra madre potrebbe essere un problema.






























