Nella vita, dicono, bisogna buttarsi. Come quando, da piccolo, (infami) ti lanciano in acqua per imparare a nuotare.
Trauma.
Bevi.
Li odi. In modo viscerale, come solo i bambini sanno odiare.
Sopravvivi (ma non li perdoni).
Nessuno però racconta mai di tutti quelli che sono annegati, che non ce l’hanno fatta a tenersi a galla.
Mai una parola su quelli che hanno bisogno dei braccioli, di un salvagente. Tutte le volte, qualcuna o solo la prima volta.
Di tutti quelli che trovano un appiglio nell’acqua e vi si aggrappano più forte che possono per non andare a fondo.
Nessun racconto su quelli che hanno imparato piano a staccarsi dal bordo, scendendo lentamente dalla scaletta, infilando timidamente un piede in quell’ambiente così sinistro proprio perché apparentemente innocuo.
Imparare a vivere, come si impara a nuotare.
Nessuno dice mai che i modi sono tanti. Diversi per ognuno.






























