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Imparare a nuotare

 

Nella vita, dicono, bisogna buttarsi. Come quando, da piccolo, (infami) ti lanciano in acqua per imparare a nuotare.

Trauma.

Bevi.

Li odi. In modo viscerale, come solo i bambini sanno odiare.

Sopravvivi (ma non li perdoni).

Nessuno però racconta mai di tutti quelli che sono annegati, che non ce l’hanno fatta a tenersi a galla.

Mai una parola su quelli che hanno bisogno dei braccioli, di un salvagente. Tutte le volte, qualcuna o solo la prima volta.

Di tutti quelli che trovano un appiglio nell’acqua e vi si aggrappano più forte che possono per non andare a fondo.

Nessun racconto su quelli che hanno imparato piano a staccarsi dal bordo, scendendo lentamente dalla scaletta, infilando timidamente un piede in quell’ambiente così sinistro proprio perché apparentemente innocuo.

Imparare a vivere, come si impara a nuotare.

Nessuno dice mai che i modi sono tanti. Diversi per ognuno.


Coolissimo: 10 consigli per risparmiare su abbigliamento, accessori e scarpe

Come molte donne (ma anche alcuni uomini) le questioni che riguardano il guardaroba anche per me sono spesso problematiche. Ci sono da affrontare problemi di organizzazione, cambi di stagione, di taglia, mancanza di spazio, crisi isteriche da “nonhonientedamettermi”, abbinamento colori, cambi di look….E non meno importante, la spinosa questione della gestione del budget.

Eh sì, sempre quello. Sempre che ve ne rimanga uno.

Ogni giorno, a seconda delle occasioni, il mondo ci vuole griffati, trendy, sportivi, eleganti, professionali, casual, creativi, sobri, originali. Ma possedere e gestire tutti questi look costa molto, in termini economici, di tempo e di pazienza. Se poi come me fate (o facevate) parte della generazione “Kinsella“, ovvero  quella che tende a placare delusioni e malumori tramite carta di credito, allora il circolo autolesionista di stress-insoddisfazione-shopping, capirete da soli, è potenzialmente distruttivo.

Negli ultimi anni ho dovuto rivedere radicalmente, anche se consapevolmente, le mie abitudini di consumo, e imparare a fare un uso più intelligente degli acquisti e di ciò che già possedevo, per ottenere il massimo con la minima spesa. Una strada che sembra difficile (io all’inizio ero convintissima di non farcela), ma che in realtà è piuttosto semplice e soprattutto dona grandissime soddisfazioni.

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Usanze francesi: Crémaillère e Pot de départ

Durante questi ultimi mesi alcuni nostri amici hanno cambiato casa, lavoro, città.

E’ normale, il cambiamento fa parte del quotidiano e il minimo che si possa fare è celebrarlo come si deve. Qui in Francia infatti hanno delle tradizioni ben precise per questo tipo di avvenimenti.

Una delle più famose è la Crémaillère.

Il nome è piuttosto bizzarro, ve lo concedo, anche perché ad un primo impatto non sembra avere molto a che fare con l’evento a cui si accompagna. La Crémaillère (o Pendaison de crémaillère) infatti è una piccola festa che viene celebrata per inaugurare una nuova casa o il trasferimento in un nuovo appartamento. Di solito i padroni di casa invitano alcuni amici per un party inaugurale e gli invitati portano dei piccoli doni per la nuova dimora.

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Labirinti e trappole

Se dite ad un italiano la parola “burocrazia”, nella sua mente si apriranno scenari apocalittici di file interminabili, ansie indescrivibili, rifiuti, incazzature notevoli e attese senza fine. Non sono certo io la prima a dire che la burocrazia, in Italia, sia qualcosa di complicato e stressante da affrontare per un normale cittadino.

Difficilmente pensavo che potesse esserci qualcosa di peggio, ma mi sono dovuta ricredere.

No, non sto parlando della burocrazia francese.

Anche se certo si presenta anche questa come complicata e difficile. Per molti versi è simile a quella italiana e ha regole molto complesse, articolate ed altrettanto esigenti (mettere insieme un dossier completo e che venga accettato a volte è un’odissea). A questo aggiungeteci le persone che lavorano negli uffici che non sono sempre così disponibili e che le istruzioni per decifrare il tutto sono (ovviamente) in francese, il che per uno straniero è un’ulteriore difficoltà.

Le differenze principali tra la burocrazia italiana e quella francese sono essenzialmente 3:

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Assaggi d’estate

Dopo mesi di pioggia, grigio e temperature quasi autunnali, il sole sembra essersi ricordato di noi. Anche se filtrato da un cielo lattiginoso, ci concede degli assaggi d’estate (la primavera l’abbiamo saltata, nel caso non  fosse chiaro).

Abbiamo festeggiato questo 1° Maggio “alla francese”, partecipando alla colorata e affollata festa che si tiene ogni anno a Cimiez. Immergersi nelle tradizioni del luogo che ci accoglie, comporta vivere anche i costumi locali: essere circondati da mughetti, da gruppi che ballano con i costumi tipici di Nizza, scorgere famiglie francesi tappezzare i prati per un picnic improvvisato, un pisolino sotto gli ulivi o osservare i più piccoli che giocano a pallone.

Abitudini che non sono poi così diverse dai luoghi che abbiamo sempre conosciuto. Certo, qui invece di fave e pecorino si mangiano churros, mele caramellate, barbe à papa, pan bagnat e qualsiasi cosa che con un solo morso apporti sopra le 500kcal. Ormai ho capito che ogni occasione di festa viene in realtà utilizzata come scusa per mangiare tutte quelle cose che normalmente il popolo francese non si concede (la differenza con noi italiani è che, di solito, ce le concediamo anche nel quotidiano).

Qui l’indulgenza calorica si accompagna sempre a quella festiva.

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Coolissimo: Astuzie per scarpe, tacchi e ballerine

Personalmente sono una di quelle donne che amano molto i tacchi, ma poi non li indossano quasi mai per motivi di personale pigrizia e praticità. Probabilmente aiuta anche il fatto che sia abbastanza alta e non abbia quindi mai avuto un grande bisogno di “rialzi” tattici.

Rimane il fatto che ci sono delle occasioni e dei look per cui il tacco è tassativo. Oppure capitano le giornate in cui va alzato anche il morale e la propria femminilità, oltre che la statura, e in questi casi il tacco si trasforma in un alleato necessario.

Per quanto riguarda gli equilibrismi che permettono di incedere armoniosamente, sostenendosi su sostegni precari come quelli forniti da un tacco a stiletto vertiginosamente alto (ma pure tanto sexy) non so darvi grandi suggerimenti. Al massimo posso consigliarvi qualche ripetizione dalla Spora (di cui avrebbe un grande bisogno anche la sottoscritta) che è sicuramente più preparata di chi scrive.

Siccome invece, le rare volte che indosso delle scarpe di questo tipo, riesco sempre ad attirarmi qualche sfiga cosmica, sono piuttosto preparata nell’ambito “imprevisti”. Oltre al fatto che, non portando spesso i tacchi, ho un’autonomia di poche ore in cima a qualche centimetro in più.

Ecco quindi qualche cosa che ho imparato con l’esperienza:

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