Magic Eight Ball

C’è sempre un periodo della nostra vita in cui si sente la necessità di avere delle risposte.

Non sempre però si ha la forza, la voglia o le capacità di accettarle o trovarle da soli, quindi si cercano ovunque, anche dove probabilmente non è il caso di esplorare.

Come, ad esempio, in una palla da biliardo magica.

Si tratta solo di un gioco, ovviamente. Lo so ora, come lo sapevo molti anni fa, quando l’ho acquistata (da qualche parte devo avere addirittura una di quelle famose tavole ouija. Evidentemente attraversavo una fase filoesoterica…). Alla fine, ho capito che si trattava solo del bisogno di avere qualcuno che mi dicesse che sarebbe andato tutto bene, che i miei piani e miei desideri alla fine si sarebbero realizzati.

Certo sapevo che sarebbe dipeso solo da me, dalla fortuna e dalle scelte che avrei deciso di fare. Sapevo che non c’era alcun intervento divino su di una sfera di plastica ripiena di torbido liquido blu, ma avevo bisogno di coltivare la speranza.

E’ un sentimento che mi è capitato di provare in diverse occasioni. Non credo infatti sia un caso che abbia ritrovato questo piccolo “oracolo” proprio in questo periodo.

C’è ad esempio chi si trasferisce all’estero pensando che improvvisamente i problemi e le difficoltà spariscano, come se oltrepassare un confine geografico rendesse improvvisamente immuni da qualsiasi avversità.

Casa, lavoro, amici, famiglia, tutto sarà migliore altrove.

Si tratta di un sentimento condivisibile, una specie di antidoto al terrore e all’eccitazione che ogni expat ha provato alla vigilia del suo viaggio. Più o meno consapevolmente, in tutti noi, è  radicata la speranza che una nuova vita sarà migliore di quella vecchia.

DEVE essere così.

E c’è il bisogno di coltivarla questa speranza, perché serve a proseguire e ad affrontare tutto quello che di spaventoso ci aspetta.

Non si tratta però di qualcosa di molto diverso dall’irrazionale euforia che, immancabilmente, accompagna l’inizio di un nuovo anno, di un nuovo progetto, di una nuova relazione.

Allo stesso modo, una volta presa confidenza con la realtà, è inevitabile che alcune di queste speranze si concretizzino in esperienze positive ed anche migliori di quanto si potesse immaginare, mentre altre invece si sciolgano più velocemente di un marshmallow su di un falò estivo.

Insomma, come succede spesso, la vita tende a trascinarci dove vuole lei e la cosa migliore non è rassegnarsi, ma quanto meno accettarlo.

“Life is what happens to you while you’re busy making other plans” diceva saggiamente John Lennon.

Si può pianificare ogni dettaglio, impegnarsi al massimo, ma si scopre presto che gli imprevisti ed i problemi, non solo possono facilmente attraversare i confini, ma tendono anche ad inseguirci e a stamparsi addosso come  un ex-fidanzato con indole da stalker.

E a quel punto, quando saltano fuori improvvisamente dal fondo di uno scatolone, non c’è nessuna alternativa. Nessun luogo dove poter scappare. Bisogna affrontarli.

A capocciate.

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