I love Paris – seconda parte

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Questo post è rimasto in sospeso dall’anno scorso.

Semplicemente perché non riuscivo a scegliere quali foto di Parigi condividere con voi. E’ una città troppo bella per non raccontarne o fotografarne ogni angolo.

Se poi si riuscisse anche a fare qualche foto dritta, non sarebbe male, ma questo è un altro discorso.

La Tour Eiffel non è certo una delle attrattive più belle di questa città, ma alla fine capisci che la sua “nudità” la rende unica. E poi si presta ad essere ritratta da ogni angolazione, di giorno o di notte, sullo sfondo di un paesaggio o in un primissimo piano che  lancia in altezza. Ne ho persino ritratta una fatta interamente di cioccolata. Non rimane a lungo un mistero del perché rappresenti un’icona parigina.

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Chi dice invece che Parigi è tetra e grigia non ha mai visto i suoi innumerevoli colori ed i suoi cieli turchesi. Certo, improvvisamente possono arrivare le nuvole e la nebbia, ma fa parte del suo mutevole e tuttavia inesauribile fascino.

Sono arrivata alla conclusione che amo questa città così tanto perché in tante piccole cose è molto simile a quella delle mie origini: Roma.

Finalmente comprendo chi ha scelto Nizza e non la cambierebbe mai, semplicemente perché prima abitava in una cittadina di mare. E’ come riscoprire qualcosa di familiare fuori dai propri confini geografici: un posto diverso, ma che allo stesso tempo echeggia di ricordi.

E’ un istinto affettivo profondo che lega istantaneamente le persone a determinati luoghi. Credo che per me sia stato lo stesso per Parigi-Roma. Così come non lo è stato con Nizza.

Ok, parliamo delle fontane?

Non di quelle monumentali tutte spruzzi e marmo, ma di quelle Wallace, che sono simbolo e carattere di questa città. Il concetto, per me, non è diverso a Roma, dove a fontane siamo messi piuttosto bene: ci sono meraviglie come la fontana di trevi, delle tartarughe, di piazza Esedra, piazza Barberini, la barcaccia di Piazza di Spagna, piazza quattro fontane, ecc…ecc…Però nulla mi fa sentire più a casa come vedere un vecchio “nasone” vicino ad un mercato rionale.

Ci sono simboli che rappresentano al meglio una città in ogni piccolo gesto quotidiano. I monumenti, lasciamoli alle cartoline.
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Certo anche con quelli se la cavano bene da queste parti:

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La Senna, il fiume che attraversa la città, è un’arteria sovrastata da molti ponti, a volte completamente diversi gli uni dagli altri. Si passa dalla maestosità del Pont Alexandre III che porta al Grand Palais, a quelli più stravaganti come il Pont des Arts con i suoi innumerevoli lucchetti (Ponte Milvio in confronto è spoglio).

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Come si può non definire incredibile,  una città dove convivono l’imponenza del Pantheon e la sfacciata opulenza dell’Opéra

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con la semplice eleganza della Butte-aux-Calles (scoperta ed esplorata grazie agli amici francesi): un petit village delizioso, nascosto all’interno di una metropoli. Come se una piccola cittadina inglese fosse stata inghiottita improvvisamente nel cuore di Parigi, senza apparenti scossoni.

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La città subisce un’ulteriore trasformazione di notte, rendendo magici luoghi che durante il giorno sono quasi privi di attrattiva. Come se lo sfavillio notturno della Tour Eiffel accendesse anche il resto della città.

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E siccome di magia non se ne ha mai abbastanza, siamo partiti per cercarne altra, ma al di fuori dalle mura parigine: a Disneyland.

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Dove ho potuto soddisfare la mia passione per il mondo di Alice e il suo Paese delle Meraviglie…

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E vivere un Natale forse un po’ artificiale, ma non per questo meno magico.Disney3

Certo, non è andato proprio tutto al meglio: mi hanno anche fregato il mio bellissimo libro rosso. Prima che potessi leggerlo oltretutto.

Mi rivolgo a te, che mi ha sottratto il libro: tanto l’italiano non l’imparerei mai. Che tu possa tagliuzzarti i polpastrelli con ogni pagina ed ustionarti subito dopo le dita massacrate durante un party tequila sale e limone. A seguito del quale ti auguro almeno un collasso ed un coma etilico, dal quale ti auguro di uscire solo per apprendere di essere affetta da cirrosi epatica e di esserti amputata entrambi i pollici con la copertina.

No, ma tranquilla. Non me la sono presa. Per niente.

A proposito di libri parigini, ecco qualche consiglio per scoprire una città un po’ diversa da quella delle solite guide:

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