Io sono una grande sostenitrice del fatto che, chi vive all’estero, dovrebbe immergersi il più possibile nella cultura del luogo dove abita. Questo ovviamente non vuol dire che io sia diventata improvvisamente golosa di ostriche, lumache e foie grais o che cammini scalza in piscina, ma ho ceduto facilmente ad integrare pain au chocolate, tarte tropezienne, socca, pissaladiere e daube alla mia dieta. Tanto da preferire ad esempio le viennoiserie francesi a quelle italiche. Se non è sinonimo d’integrazione questo…
Ma è pur vero che per quanto io mi sforzi, la sostanza non cambia: rimango ovviamente italiana. Il che, nonostante sia spesso opinione comune, non è per forza un male, intendiamoci. Il mix delle due culture però a volte è un autentico casino, a volte un’unione perfetta, a volte ha una reazione più distruttiva di una donna in sindrome premestruale a cui hanno tolto i biscotti al cioccolato.
Qualsiasi expat, è fisiologico, ad un certo punto sente la mancanza di qualcosa del suo paese, spesso delle cose più banali, come il cibo.
Gli italiani in particolare hanno un rapporto con il cibo quasi morboso, che in gran parte deriva dal fatto che è spesso associato alla famiglia, alla tradizione e ai sapori della propria terra. O a tua nonna che cerca di assassinarti, facendoti ingerire in un pranzo domenicale derrate alimentari che sfamerebbero l’intera Somalia. Per un anno. Affetto, insomma.
Una mancanza di cui i vostri valori di colesterolo ed il vostro guardaroba beneficeranno, ma che non sarà altrettanto apprezzata da voi.
All’estero, ovviamente, non troverete nulla che somigli vagamente a quello che mangiavate in Italia. E se anche lo trovaste, sarebbe come ingoiare gioielli di Bulgari: doloroso, inutile e costoso. (Quello che vedete qui sotto è lo scontrino che riporta la dicitura “stracchino”, trovato dopo molte ricerche a Nizza.)

Quindi le opzioni a vostra disposizione si riducono o all’evergreen PSPE (pacco di sopravvivenza per le popolazioni espatriate): ho sentito di caciocavalli e soppressate che hanno attraversato oceani e di cicoria ripassata trasportata clandestinamente nel bagaglio a mano.
O al classico fai-da-te.
In queste foto, vedete alcuni dei nostri esperimenti casalinghi. Complice la nostalgia di certe “prelibatezze” nostrane ci siamo cimentati in varie ricette: dalle ciambelline al vino, alla carbonara, fino alla pizza. Tutto fait maison.
Così se vi manca la pasta fresca o i ravioli, in fondo non serve molto per farli in casa. Si trovano anche le ricette per torte, dolci e addirittura per riprodurre i classici biscotti del Mulino Bianco (se qualcuno ha le ricette dei Gentilini le tiri fuori. ORA!).
Un bel tiramisù, un gelato artigianale, una lasagna, il pane…Tutto è possibile farlo da sè. Si riscoprono insospettabili qualità culinarie, le ricette delle nonne e soprattutto è molto più economico e più genuino di una cena in un qualsiasi ristorante italiano all’estero.
Non c’è nulla che un po’ d’inventiva e di organizzazione non si possa fare.
Ad esempio qui in Francia, complice anche il fatto che si cena molto presto, non è così diffusa l’italica abitudine dell’aperitivo. Se ci pensate, non ci vuole poi molto ad organizzarne uno casalingo! (Se proprio non vi va, qui a Nizza ha aperto da poco ”La milanesina” che offre finalmente un’offerta valida.)
Un’altra cosa tipicamente italiana sono le sagre. Certo, qui ci sono festival di questo tipo, ma ovviamente di specialità francesi, tranne qualche rara eccezione. Noi allora abbiamo organizzato tra amici una versione casalinga, dove ognuno preparava o portava qualcosa: sono spuntati arancini, crostate di visciole, risotti, salamini, torte rustiche, panna cotta, torta della nonna, crostini al tartufo, all’nduja, ai pomodori secchi…Cosa non viene fuori da un mix di romani, piemontesi, calabresi e siciliani in astinenza? =)
Certo se poi, come noi, trovate uno spacciatore di fiducia con un caseificio pugliese, beh, avete proprio vinto.
Gli italiani all’estero non si rassegnano al fatto che il caffè al di fuori dell’Italia sia costoso e imbevibile. Lamentarsi non servirà a renderlo più buono: fatevene una ragione e portatevi dietro una moka o una macchina per l’espresso. Se siete in giro, bevete altro! (personalmente vi sconsiglio caldamente anche la cioccolata, almeno in Francia. E comunque anche quella, si può fare da soli.)
Lo so che la cosa che manca di più a noi italiani all’estero non si mangia. Ma per quanto riguarda il tutorial per il bidet fai-da-te, dovete avere pazienza. Ci stiamo lavorando.
E a voi cosa manca dell’Italia? Come avete risolto? Avete suggerimenti o ricette da condividere con chi “soffre” come voi? Volete le ricette dei piatti nelle foto? Scrivete qui sotto nei commenti o inviate un Tweet @CappuccBaguette ricordandovi il tag #expattips!
































19 settembre 2012 at 16:57
La nostra telepatia in alcuni momenti inizia seriamente a preoccuparmi. Sono giorni che annoto ricette e impasto (pane, focacce, muffin …) un po’ di tradizione italiana, un po’ di tradizione nord americana … ma con un pizzico di casalingo in più che non guasta per la salute! Mi mancano i formaggi freschi a prezzi accessibili e di gusti accettabili! Mi rompe spendere 8 dollari per una mozzarella per la pizza che è immangiabile perfino sulla pizza! Qui la vita in generale è piuttosto caretta, ma come dici tu i prodotti italiani sono davvero da mano al cuore ed una al portafoglio. Però, oh!, dobbiamo anche cercar di vivere bene, mica solo sopravvivere in terra straniera (sto parlando solo di cibo … per tutto il resto spesso si “sopravvive” in Italia!).
20 settembre 2012 at 18:51
La sopravvivenza culinaria all’estero per un italiano può essere una grossa sfida, ma noi non periremo. MAI!
P.S.= Per i formaggi, se ti può consolare, sembra che in Francia ce ne siano più di 360 tipi. E porca miseria, neanche una mozzarella decente o una cosa che assomigli allo stracchino?!? =P
24 settembre 2012 at 08:29
ciao, sono Valeria e ogni tanto mi ritrovo nel tuo blog, io vivo a Vienna e se ti può consolare anche qui i prezzi sono pazzeschi e i dolci te li raccomando… la mitica sacher è un impasto stopposo che devi mangiare accompagnato da 1 litro di beveraggio, i biscotti sono tutti al burro e mi sono ridotta a prepararli da me, quando torno in Italia ed entro anche solo in una botteguccia mi vengono le lacrime agli occhi per l’emozione. Ciao
24 settembre 2012 at 21:14
Ciao Valeria, benvenuta! =)
Anche a me non piace la sacher in genere, e così è stato per quella viennese. Questione di gusti personali però, credo. Pensa che ho in casa qualcuno così ghiotto da averla ordinata direttamente qui in Francia dal famigerato Hotel Sacher. Uomini!
Come tutte le popolazioni del Nord Europa, anche a Vienna, i dolci sono una mattonata di burro, con sopra 5 kg di malta cioccolatosa e spolverata di zucchero finale (mi vengono in mente le palle di Mozart, delle minibombe praticamente). Per noi, è difficile abituarsi, è un sapore diverso. Non necessariamente cattivo, ma quanto meno insolito e poco familiare.
Però da quel che ricordo, da una mia gita di molti anni fa, Vienna è anche una città molto bella, forse con un clima poco benevolo, ma sicuramente ha i suoi pregi, anche nella cucina.
Questo non toglie che ci si possa commuovere di fronte ad una fetta di caprese o ad un tiramisù.
25 settembre 2012 at 08:01
Se ti può interessare Sacher ha aperto un negozio a Bolzano,si possono ordinare anche da li. Per quanto riguarda il clima, io sono di Brescia e mio marito viene da Lecce , qui a Vienna ci siamo ambientati subito, anche quando fa molto freddo il clima è secco e il cielo molto luminoso. Noi non siamo particolarmente esigenti per quanto riguarda il cibo ma a lungo andare ci manca il pesce e non se ne può più di costine di maiale. Ora ti saluto che devo preparare il trolley per un breve soggiorno a……. Parigi!!! a presto Valeria