C’è stato un momento, per tutti quelli che attualmente si trovano a vivere al di fuori dei propri confini geografici, in cui hanno dovuto decidere: tra il proprio paese (nel mio caso, l’Italia) o un altro specifico luogo. O anche un’altro qualsiasi.
“A un certo punto devi prendere una decisione: i confini non tengono fuori gli altri, servono solo a soffocarti. La vita è un problema e noi siamo fatti così. Quindi puoi sprecare la tua vita a tracciare confini. Oppure puoi decidere di vivere superandoli. Ma ci sono dei confini che è decisamente troppo pericoloso varcare. Però una cosa la so: se sei pronto a correre il rischio, la vita dall’altra parte è spettacolare.”
-Grey’s Anatomy (ebbene sì)
Per alcuni questa scelta ha richiesto molto tempo, per altri è stata improvvisa. Per nessuno è stato un percorso uguale ad un altro, semplicemente perché le storie di chi decide di lasciare il proprio paese, sono diverse ogni volta. Così come gli ostacoli da affrontare, le motivazioni, i luoghi in cui ci si trasferisce, quello che si lascia, quello che si trova a destinazione. Per ognuno è un’esperienza esclusiva, semplicemente perché ognuno di noi è unico.
E mi ha sempre stupito come, una decisione così difficile e personale, solleciti spesso svariate opinioni e critiche altrui. Ricordo ad esempio la discussa lettera di Pier Luigi Celli e tutte le polemiche che ha suscitato. Io stessa mi sono trovata spesso a discutere della mia scelta con molte persone, senza capirne veramente il motivo. Sembra quasi che gli italiani che rimangono si sentano traditi da quelli che partono. Perché mai? E non parlatemi della ”fuga dei cervelli“, perché sebbene sia provvista dell’organo in questione e funzioni più che bene, non faccio certo parte della categoria.
Certo ho scoperto che ci sono affinità culturali tra chi si trova “ospite” in un paese diverso dal proprio, un sottile filo di abitudini che lega ad esempio gli italiani nella loro scoperta di un mondo più grande della loro penisola. Che siano cose banali, ma improvvisamente importanti, come la mancanza del bidet, della mozzarella di bufala o dei biscotti del Mulino Bianco. O che siano sfide decisamente più impegnative come le difficoltà linguistiche, burocratiche, culturali o la quotidiana lotta con la nostalgia.
Però sarebbe presuntuoso sostenere che io so come si sente un altro italiano che vive in Francia, ed anche piuttosto irrealistico. Anche io ho la mia storia (piuttosto lunga in realtà) di come sono finita qui in Francia. Ho un elenco di motivi (lungo anche questo) per cui ho preferito andarmene dall’Italia. Ma allo stesso tempo, forse sarei ancora in Italia, se non si fossero presentati il momento giusto e le giuste condizioni per lasciare tutto.
Insomma, andarsene non è mai una questione facile. Eppure molti superano i loro confini, geografici e non.
“Once we accept our limits, we go beyond them.”
-Albert Einstein
E voi che ne pensate? Siete andati via? Siete rimasti? Perché? Dove?
La Signorina Rottermeier parla in questi 2 video a proposito della scelta “Italia o estero”: ha un canale su youtube, dove parla di Germania, make-up e diverse altre cose.

























12 settembre 2012 at 09:39
Me ne sono andata per scelta ma non ho mai pensato di dover essere considerata un’eroina per questo e non penso che anche chi se ne va perché “costretto” dal lavoro debba essere considerato tale. Sono scelte personali, giuste o sbagliate…
12 settembre 2012 at 10:28
Io questa assurda dicotomia per cui, se ti trasferisci all’estero, ti trasformi o in un supereroe o in vigliacco fuggitivo, non l’ho ancora capita a fondo.
12 settembre 2012 at 09:45
Io parto da una situazione privilegiata perché per me l’espatrio è solo una parentesi che potrò scegliere se chiudere o se aprire definitivamente. L’Italia mi manca ma per molti versi in Francia si vive meglio
12 settembre 2012 at 10:31
C’è da dire che in questo tipo di scelte, le liste di pro e contro valgono molto poco. Alla fine le spinte più forti per una scelta di questo tipo vengono da pancia e cuore.
20 settembre 2012 at 10:20
Noi abbiamo avuto una proposta di lavoro (di lui) a Lisbona e ci siam dovuti attrezzare in 10 giorni. Decisione fulminea in pratica! Casa trovata in 3 giorni, tutto fatto iperveloce. E ne siamo felici.
E’ vero che tra italiani fuori c’è un filo conduttore, però mi sono accorta anche di come possa essere diverso il modo di vivere una città e anche di scoprire il nuovo, mentre quando stavo in Italia mi pareva che più o meno si percepissero le cose e i luoghi in modi più simili alle persone che frequentavo. Secondo me, insomma, l’estero accentua molto anche le differenze, e non solo le somiglianze tra gli “ospiti” stranieri.
20 settembre 2012 at 13:17
Grazie di essere passata! =)
I traslochi all’estero sono spesso così quando si tratta di cogliere un’occasione: improvvisi e frenetici! =)
Il mix delle due culture comporta anche una profonda contaminazione ed un generale arricchimento della propria esperienza. Così come un nuovo punto di vista, in tutti i sensi. Sembrano parole retoriche, ma vivendolo, è effettivamente così.
Sono d’accordo con te quando dici che “l’estero accentua molto anche le differenze, e non solo le somiglianze tra gli “ospiti” stranieri”, nel bene e nel male.