Erano mesi che volevo andarci. Esattamente dalla nostra ultima gita sulle Alpi.
E così, l’ultimo week-end prima di rientrare in Italia, siamo partiti alla volta dell’enorme Parco de Mercantour.
Ok, forse era più grande di quanto mi aspettassi e non mi ero preparata adeguatamente. Quando ho letto delle 5 ore di cammino in montagna (ricordate l’allenamento da procione paralitico?), dei percorsi di orientamento (io riesco a perdermi nel percorso tra il letto e le pantofole), del campeggio in tenda in mezzo a valli selvagge, ecco, ho ridimensionato un pochino la cosa.
Visto che la nostra attrezzatura sportiva era adeguata al massimo per una passeggiata sulla Promenade, abbiamo raggiunto un compromesso ed abbiamo deciso di visitare il parco dei lupi all’interno dell’area naturale del Mercantour: Alpha Loup.
Livello sportivo: infante.
Comunque da non sottovalutare.
Basterebbero i paesaggi: una natura completamente differente da quella a noi ormai consueta, fatta di sfumature di turchese, verde, grigio e sabbia. Così diventa prezioso un ruscello che scorre nel bosco, i sentieri disegnati tra gli abeti, il profilo delle montagne che si staglia nel cielo blu. Un colore così puro che compete solo con il verde che lo contorna.
Un picnic (sapevate che la parola picnic è di origine francese?) ed una passeggiata sull’erba soffice, che cede lentamente sotto i piedi. Una sensazione nuova dopo tanti mesi di sabbia e sassi. L’aria nitida e frizzante delle alture, priva del salmastro odore di salsedine, così diversa da quella che ormai rappresenta “casa”.
E poi ci sono i lupi.
Di cui imparare storia, natura e comportamento. Da osservare vicinissimi, separati solo da una barriera trasparente.
Un piccolo ostacolo che non gli impedisce di allungare una zampa sulla nostra mano, di “assaggiarci” e scoprire che sono animali di natura estremamente timorosa, che si spaventano anche solo con la risata improvvisa di un bambino. Un sottile strato che non ci permette di affondare le mani nel loro manto variegato, di sentire il loro tepore, la loro lingua umida che scorre su di un palmo.
E probabilmente che ci protegge anche dall’essere sbranati, certo.
Ed io su quei vetri sono rimasta così incantata che avevo uno sguardo non molto diverso da quello dei molti bambini presenti. Talmente penosa che una bambina mi ha chiamato e mi fatto spazio in prima fila per farmi osservare meglio. Ed io, confesso, ne ho approfittato, e ho preso il posto che forse sarebbe stato più giustamente destinato ad uno degli spettatori più piccoli.
Sì, sono una brutta persona.
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- Mercantour Mountains (gerisundstrom.wordpress.com)

























6 agosto 2012 at 10:48
Lo stupore che regala la natura difficilmente si batte