How many are the expat steps?

Tramite altri sto rivivendo le classiche fasi che si attraversano nel momento in cui si fa il grande passo verso una terra straniera. Perché alla fine,  seppure spesso così diversi, ci troviamo spesso ad affrontare le cose in maniera molto simile.

Ho cominciato  quindi a ripercorrere all’indietro tutte le varie fasi che ho attraversato fino al giorno del mio trasloco definitivo in terra francese. Difficile rivivere oggi le emozioni e gli stati d’animo vissuti in questi mesi, ma le potremmo riassumere così:

  1. Terrore e panico:  in questa prima fase si mescola l’eccitazione e l’entusiasmo per la nuova avventura, con una buona dose di fifa nera. E’ una sensazione curiosa che ti rimbalza da momento di puro panico e terrore ad idilliache visioni di una nuova vita ed una terra meravigliosa da esplorare. E’ un po’ come il primo dell’anno, quando si ha quell’irrazionale gioia per avere una nuova occasione di reinventarci, applicare tutti i nostri buoni propositi e pensare che sarà diverso, solo perchè è il primo Gennaio. Ecco. E’ lo stesso, solo che invece che un numeretto alla fine della data, cambiate Paese.
  2. Questa è quella che io definisco la fase scoiattolo: appena arrivati siete immersi letteralmente negli scatoloni e nel rincoglionimento da meraviglia. Di conseguenza dimenticate cose “futili” tipo imparare la lingua, completare il trasloco, sistemare le questioni burocratiche, cercare lavoro, ecc… Diventate dei procrastinatori seriali e vi crogiolate in estatico rapimento, dedicandovi esclusivamente all’esplorazione del vostro nuovo habitat: scattate foto a TUTTO (ai cornicioni, alle porte, alle caramelle, ai supermercati…), notate le differenze (no, ma davvero non ci sono i graffiti? Ma davvero pagano tutti i biglietti del bus? Come, vanno in ufficio in bicicletta? Come c’è la piscina comunale?), fissate e studiate gli abitanti locali (rischiando denuncie per stalking), ingrassate 10 chili per assaggiare ogni specialità locale e vi giustificate dicendo che state conoscendo meglio il vostro nuovo Paese.
  3. Je ne comprends pas: Arriva però ineluttabile il momento di affrontare la lingua, le differenze culturali, le difficoltà burocratiche, la ricerca di un lavoro, l’adattamento alla nuova vita, ai nuovi ritmi, alle nuove abitudini. Tutte le criticità che avevate rimandato improvvisamente diventano improrogabili, ed inesorabilmente diventate consapevoli che la vacanza è finita. E non la prendete bene.
  4. nostalgia mode on: In preda a tali difficoltà la nostalgia della nostra vita precedente prende il sopravvento. Sentite la mancanza di tutto: della famiglia e degli affetti ovvio, ma anche del cibo*, del bidet, della lingua. Poi cominciate ad avere nostlgia della vostra città, del lavoro, della vostra vita di prima, ovvero la maggior parte delle cose che vi hanno portato ad andare via.
  5. Equilibrio: Cominciate a parlare e a capire la lingua del paese che vi ospita. Vi fate qualche amico, trovate lavoro, vi cominciate a creare una vita nel vostro nuovo ambiente. Il vostro rapporto con la burocrazia diventa quasi cordiale, cominciate ad integrarvi nel “sistema”. Trovate un fragile, ma parzialmente rassicurante equilibrio e cominciate ad impegnarvi nella vostra nuova vita altrove.

Ed ho paura che non siano finite. Ecco, se ci sono altre fasi, vi pregherei di avvisarmi. Lasciate un commento, un post-it, che almeno ci si prepara psicologicamente. Forse.

*Non chiedetemi come, ma sono finita su questo sito che vende articoli e cibo francese in tutto il mondo, per tutti quelli che hanno nostalgia di casa. Vedi mai che siete francesi e vi fa comodo. Vedi mai che ne conoscete uno uguale italiano e me lo segnalate.

***

Through othersI’m reliving the classic steps which go through when you make the big move into a foreign land. Because in the end, even if we’re  so different, we must often face things very similarly.So I started to trace back all various phases that I have gone through until the final day of my move in France. Hard to relive today the emotions and moods experienced in recent months, but could be summarized as follows:
  1. Terror and panic: in this first phase are mixed excitement and enthusiasm for the new adventure, with a huge dose of fear. It’s a curious sensation that bounces you from the moment of pure panic and terror to idyllic visions of a new life and a wonderful land to explore. It ‘sa bit like the first day of the year, when you have THAT’ irrational joy at having a new opportunity to reinvent ourselves, to apply all our good intentions and think it will be different, just because it’s January 1st. That’s it. It’s the same, except that instead of a number at the end of date, you change country.
  2. This is what I call the squirrel phase: just arrived, you are literally immersed in the boxes and the stupidity of wonder. Consequently forget things “futile”, like to learn language, complete the move, settle bureaucratic issues, job hunting, etc. … You become the serial procrastinators and soaking in the estatic rapture, dedicating exclusively to exploring your new habitat: you take photos of EVERYTHING (the cornices, the doors, the candy, supermarkets …), notice the differences (no, but really there isn’t graffiti? But really they all pay  the bus tickets? what, they go to the office by bicycle? How is the public swimming pool?), you’re set and studied the local population (risking complaints to stalking), you take 10 pounds for taste every local specialties and justified it by saying that you experiencing of your new country.
  3. Je ne pas comprends: Here comes the inevitable, time to face language, cultural differences, bureaucratic difficulties, the job search, adaptation to new life, new rhythms, new habits. All the critical issues that you had postponed suddenly become delayed, and inevitably you become conscious that the holiday is over. And you do not take it well.
  4. Nostalgia mode on: In the grip of these difficulties, the nostalgia of our previous life takes over. Feel the absence of all: the family and affects obvious, but also the food *, the bidet (if you’re Italian), the language. Then you start getting nostalgic for your city, the work of your previous life, which includes most of the things that led you to leave.
  5. Balance: You begin to speak and understand the language of your host country. You will make some friends, find work, you begin to create a life in your new environment. Your relationship with the bureaucracy becomes almost cordial, you begin to integrate into the “system”. You find a fragile, but partially reassuring balance and begin to engage in your new life elsewhere.
And I fear that steps are not finished. So here, if there are other phases, will you please let me know? Leave a comment, a post-it notes, that at least I could  prepare myself psychologically. Maybe.
* Don’t ask me how, but I happened on this site that sells French food items  around the world, for those who miss “french” home. You never know, maybe you’re French and this makes you convenient. Never knows, maybe you know the same one Italian and you reported to me.
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